THIS IS NOT A FASHIONBLOG!

Si e’ tanto parlato negli ultimi mesi di quanto sia cambiato il panorama della comunicazione nel settore moda e di come la nuova strada intrapresa a volte non sia priva di difficoltà e grandi scivoloni.

Numerose le iniziative per apparire contemporanei ma come spesso accade in Italia, nazione geniale quanto a tratti provinciale, si intraprende la strada segnata da tendenze straniere e principalmente americane nonostante la creatività sia uno dei tratti distintivi del paese.

In breve tempo quasi tutti i brand hanno aperto siti, portali, blog, spazi sui principali social network e corner per lo shopping presentando le proprie sfilate, iniziative e numerose altre attività.

Uguale percorso è stato intrapreso da magazine e siti che quotidianamente propongono le stesse notizie tempestando i potenziali lettori con informazioni a tratti realmente inutili.

A tutto ciò si aggiunge certamente quella che da alcuni è stata definita la grande rivoluzione della comunicazione: la smisurata nascita dei fashion blog con conseguente invasione di fashion blogger sempre in posa e sorridenti.

Infatti dai 15 anni in su non c’è ragazza che non abbia aperto un proprio fashion blog e non si sia autocelebrata immortalando quotidianamente ogni outifit in pose da vera “star”, tutte logicamente studentesse modelle, perfette in ogni dettaglio, sempre pronte a dispensare consigli su cosa indossare e super impegnate nel rilasciare interviste.

E’ opportuno premettere che queste sono solo personali riflessioni probabilmente del tutto errate e non condivisibili ma se tutto ciò può definirsi una rivoluzione allora siamo veramente in un pessimo stato.

La rivoluzione dovrebbe essere qualcosa che irrompe, che scuote gli animi, che trasforma in realtà i sogni attraverso cui è possibile trasformarsi e trasformare le idee.

La rivoluzione dovrebbe essere qualcosa di intensamente differente dal passato, qualcosa di imprevedibile, una ventata di libertà e innovazione.

Può essere definita rivoluzione ciò che sta avvenendo?

Possono ragazzine, sottolineo nuovamente senza alcun tipo di discriminazione, raccontare sfilate o essere considerate giornaliste?

Possono alimentare sogni nelle loro coetanee continuando a ribadire quanto il loro esibizionismo e i loro blog siano seguiti quotidianamente da mille, duemila, cinquemila lettori e poi notare come tra i commenti ci siano solo plausi e complimenti mentre il dissenso viene totalmente annullato con un semplice elimina?

Certo alcuni potranno sostenere che in questo paese gli esempi da cui trarre ispirazione sull’apparire e vendere un’idea di totale consenso, annullando il minimo “non condivido”, siano all’ordine del giorno ma ciò che risulta maggiormente preoccupante è la leggerezza con cui si cerca raggiungere la popolarità a tutti i costi.

Probabilmente la semplice e sola verità è che si investono maggiori energie nel scegliere la strada più breve invece di utilizzare le stesse per pensare e esprimere ciascuno il proprio potenziale.

In questi anni abbiamo visto sorgere e tramontare numerose meteore e fenomeni, ugualmente riteniamo che la libertà di comunicare la propria opinione sia una ricchezza anche per i non addetti ai lavori (questo è opportuno evidenziarlo) e allo stesso modo pensiamo che non sia sufficiente un nuovo mezzo o un nuovo spazio per proporre qualcosa di nuovo.

Non si può essere obiettivi se si è sponsorizzati “spudoratamente” e in ugual modo sarebbe opportuno prima saper scrivere in un italiano corretto e poi esibire il proprio inglese (gli errori possono passare ma le basi dovrebbero essere certe!).

In realtà tutti questi nuovi protagonisti sembrano più l’imitazione a volte anche mal riuscita, come detto già in altre occasioni, dei classici mezzi o delle solite riviste.

Uniformarsi alla tendenza del momento è quasi sempre una perdita oltre a rappresentare un’offesa alle potenzialità del singolo pensare.

Spesso non si riflette sulla questione che anni di lavoro e professionalità non possono essere sostituiti da esibizionismo, a volte ci si dimentica che il cambiamento deve avere una base su cui affondare le proprie radici che innovare non vuol dire seguire un fenomeno, che esagerare è raramente sinonimo di buongusto, che essere osservate non vuol dire essere senza alcun dubbio ammirate, che sperimentare è giusto ma non ci si può vestire da Lady Gaga per andare in ufficio o in salumeria.

Molti non condivideranno tale pensiero mentre altri probabilmente saranno lieti di questa riflessione ma riteniamo opportuno fare tale precisazione perché amiamo fare ciò che facciamo ma non desideriamo essere associati ad un’idea di evoluzione che in buona parte non condividiamo.

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